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Stage organizzati:
SEMINARIO tenuto dal M° Stefano Ricci
Sabato 27 Marzo 15.00 - 18.00
Combattimento e Difesa Personale Istintiva attraverso i principi del “Nei Gong“ (Lavoro Interno)
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Stage organizzati:
SEMINARIO di NEI GONG "Lavoro Interno"
Sabato 13 marzo 15.00 - 18.00
Combattimento e Difesa Personale Istintiva attraverso i principi del “Nei Gong“ (Lavoro Interno)
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Articoli di Giornale:
Biodanza:
Trovare l'allegria attraverso la musica e il movimento:

Corsi Biodanza Coreggio
Riflessioni sulla pratica dello Yoga
Dediche e riflessioni degli alievi del corso:
La mia esperienza con lo yoga, parte da un bisogno; la necessità di imparare tecniche per rilassare corpo e mente.
Facendo pratica mi rendo conto di avere voglia di crescere, voglia di conoscere, accettare e superare i miei limiti. Voglia di correggere i miei atteggiamenti per trarre beneficio sia a livello fisico che psicologico.
Spesso viviamo la nostra vita in balia degli avvenimenti, la concentrazione, non cambia i fatti, ma ci aiuta ad affrontare meglio ciò che la vita ci pone davanti.
Rita

Articolo di Giornale:
PRIMO PIANO - luglio 2008 - estate correggese
"Fitness per stare bene"
Al Centro Sportivo Ronin l'istruttrice consiglia ...
Articolo di Giornale:
SPECIALE CORREGGIO - venerdì 23 maggio 2008 - reporter
"Tradizione e nuove proposte"
Al Centro Sportivo Ronin un ambiente sereno per rafforzare il corpo e la mente
SFIDA DOMENICALE
Dopo aver partecipato a due stages, di cui l'ultimo con l'esame per passare a cintura bianca, è arrivato il momento della gara. In questo mio primo anno di karate non mi sarei mai aspettata di partecipare a tutti questi eventi ed è certamente una cosa positiva perché oltre a imparare cose nuove, ci si confronta con altre persone e ci si carica di energia, nonostante un po' di timore iniziale.
La settimana precedente la gara sono stata piuttosto impegnata, soprattutto per l'università, e sono arrivata a domenica abbastanza stanca non solo fisicamente ma anche mentalmente e mi ripetevo in continuazione che non avrei fatto di certo una brillante gara. Inoltre ero spaventata dal fatto che era la prima volta che partecipavo a una gara e non conoscevo bene il suo funzionamento nonostante il maestro ce l'avesse spiegato ripetute volte, ma si sa, le cose nuove spaventano sempre un po'.
Arrivato il giorno della gara la tensione era alle stelle e, come è solito per me, anche il nervosismo. Quando sono entrata in palestra mi sono spaventata da tutta la gente che c'era sia tra gli atleti che tra le persone in tribuna.
Oltre a me partecipavano alla gara altri ragazzi con cui mi alleno e ciò mi ha rassicurato molto; inoltre ho incontrato due ragazze che ho conosciuto durante l'ultimo stage e lì mi sono tranquillizzata ancora di più.
Dopo il riscaldamento e l'attesa che non finiva più, è stata chiamata la mia categoria: eravamo sei ragazze tutte un po' impaurite ma comunque pronte. La gara sarebbe durata poco ma in quel momento a me sembrava interminabile. Dopo le eliminatorie con le prove di kata e kumite, siamo rimaste in quattro e con soddisfazione ero quindi in finale. A questo punto ci attendeva la prova di kata a punteggio: dopo aver visto i punteggi delle altre ragazze mi ero un po' demoralizzata ma non volevo di certo apparire abbattuta dato che dovevamo ancora sostenere la prova di kumite. Mi sono allora concentrata ripensando anche agli ultimi consigli molto utili dati dai compagni più anziani di cintura della mia palestra che mi hanno dato ancora più carica. In quest'ultima fase ho cercato di dare tutta me stessa mentre l'adrenalina saliva sempre di più. Le altre ragazze sono state brave e combattive e io spero di non essere stata da meno.
Finita la gara ero abbastanza soddisfatta e decisamente scaricata da tutta la tensione accumulata. Mi sono classificata quarta: più che altro sono contenta di come ho affrontato questa mia prima gara anche perché era da un po' di tempo che non mi mettevo in gioco in ambito sportivo.
Ora so un po' meglio come affrontare le future gare: quest'esperienza mi ha fatto capire cosa migliorare, inoltre ho conosciuto persone nuove che magari rivedrò nelle prossime manifestazioni.
Sono contenta di aver partecipato a questa gara perché mi ha arricchito in tutti i sensi.
di Serena Borciani
Articolo scritto da Vittoria Roatti:
LA MIA PRIMA GARA DI KUMITE LIBERO
Quando ho accettato di partecipare alla gara sapevo che me ne sarei pentita.
Non mi piace l’attesa e le preoccupazioni che implica una gara, ma so anche che quando finalmente mi chiamano la paura svanisce e sono pronta ad affrontare una nuova sfida.
Tuttavia il periodo che ha preceduto la gara è stato terribile: ogni volta che ci pensavo mi venivano i crampi allo stomaco, poi speravo che qualcosa ostacolasse lo svolgersi della competizione e per rassicurarmi pensavo a quanto mi sarei sentita meglio quando tutto fosse finito. Ma c’era sempre la paura di non essere abbastanza pronta, di sbagliare qualcosa.
Il giorno della gara continuavo a ripetermi che dopotutto non era una questione di vita o di morte, ma mi aspettava l’attesa durante il viaggio in macchina, che per me è stato troppo breve.
Mi spaventava anche il fatto che fosse una gara nazionale, mi aspettavo una palestra enorme con un sacco di gente e di atleti carichi al massimo e sicuri di sé, e, dato che se ne vedono già alla gara intersociale, dove c’è meno gente, lì doveva esserne pieno. Nonostante le mie aspettative però la palestra era normale, anzi un po’ piccola e, anche se le altre categorie potevano contare numerosi partecipanti, nella mia eravamo solo in sei.
Dopo le eliminatorie, con le prove di kata, siamo rimaste in cinque e sono stata fortunata perché erano tutte ragazze molto simpatiche e gentili, proprio come dovrebbe essere, è giusto essere avversari solo sul tappeto di gara.
La paura ormai era sparita, anche se avremmo fatto subito la finale, dato che eravamo in poche, ma non avevo ancora realizzato che mi aspettava il combattimento libero!
In effetti, dopo la finale di kata, ero convintissima che non ci fosse combattimento libero e mi chiedevo perché tutti prendevano i guantini e il paradenti, poi finalmente ho capito e sono corsa anch’io a prenderli.
Cercavo di prepararmi psicologicamente all’imminente incontro, ma non riuscivo a pensare a niente.
Non avevo mai pensato di dover affrontare il kumite libero e non mi ero mai posta il problema, ma gli allenamenti in palestra e quelli con il corso delle cinture nere mi hanno aiutato molto.
Mi hanno chiamato subito e mi sono incontrata con una ragazza, che sembrava avere più o meno la mia esperienza. Quando mi hanno chiamata ero timida e impacciata, non sapevo bene dove andare, ma poi l’atmosfera eccitante della gara ha preso il sopravvento e il primo combattimento è andato bene.
Ero un po’ sollevata ma mi aspettava il peggio: le due ragazze che hanno combattuto dopo di me erano molto brave e sembravano avere una certa esperienza.
Il secondo combattimento è stato più difficile e facevo sempre più fatica a respirare con il paradenti. Mi sentivo sempre più fuori posto, ma cercavo di ritrovare la mia grinta, nascosta da qualche parte.
Quando è iniziato il combattimento non pensavo più alle mie paure, ma non riuscivo a capire la tecnica della mia avversaria e non sono riuscita a segnare un punto.
Ancora oggi penso a cosa avrei potuto fare e mi chiedo perché non l’ho fatto, ma non riesco a trovare una spiegazione. Però ho imparato molte cose, non avevo mai partecipato ad una gara così importante, e, a parte la paura, è stata una bella esperienza: ho conosciuto nuove persone, ho imparato qualcosa in più sul karate, ma soprattutto ho potuto conoscere meglio me stessa.
La sorpresa più grande è stata quando mi hanno promosso cintura nera, dato che ero arrivata seconda nel kumite.
Anche se ero contenta non credevo di meritarmelo, eravamo in poche e sono stata molto fortunata.
Ora cercherò di completare il mio “esame” mettendomi in pari con le altre cinture nere.
di Vittoria Roatti
Concerto SABATO 30 GIUGNO!!
“...EMPIEZA DESDE LAS PEQUENAS COSAS”
“...Incomincia dalle piccole cose”
Concerto di Matteo Giorgioni
SABATO 30 GIUGNO ore 21.30 Piazza San Quirino - Correggio (Reggio Emilia)
I disegni dei nostri Ragazzi


I Benefici dell’Attività Fisica
Cento anni fa il medico era una figura molto rispettata che con pochi strumenti e qualche rudimento cercava di alleviare le sofferenze dei suoi pazienti.
Era un mestiere duro.
Per quanto egli si impegnasse e mettesse a frutto la sua scienza bastava un raffreddore o una febbre alta per rendere vani i suoi sforzi.
A quei tempi la vita della maggior parte degli uomini era piena di fatica e priva di comodità, più nelle mani di Madre Natura che della Grande Medicina.
Oggi abbiamo strumenti e tecnologie al limite della fantascienza. Possiamo “vedere” dentro le persone, saldare ossa rotte, possiamo aprire il ventre di un paziente ed “aggiustare” ciò che non funziona più o addirittura sostituirlo. Possiamo rendere le persone incoscienti e, a volte, strapparle dalla morte.
Ma allora perché il medico ancora oggi, si trova davanti situazioni su cui non può avere l’ultima parola?
A volte il motivo è che la scienza non ha ancora risolto l’enigma e quindi non esiste nessuna cura risolutiva, altre volte la cura esiste ma non basta la ricetta del medico perché funzioni.
Di recente è nata una nuova categoria di malattie definita “patologie stress-correlate”.
La vita oggi non ci dà altro che scadenze e conti da pagare ricattandoci in ogni modo possibile convincendoci che se non abbiamo l’auto giusta, il vestito giusto e se non andiamo in ferie nel villaggio più esclusivo abbiamo qualcosa che non và.
Ovviamente l’unico modo per sopperire a tutte queste “necessità” è guadagnare sempre di più ed è così che il lavoro, la macchina e tutto il resto diventano più importanti di qualsiasi cosa.
Ed ecco come ci ritroviamo tutti quanti dal medico con ripetuti attacchi di emicrania, pressione alta, gastrite e reflusso gastro-esofageo, sindrome del colon irritabile, alterazioni della funzione tiroidea, soprappeso, anoressia, attacchi di panico, depressione e tante altre patologie per cui non esiste la pillolina che risolve tutto.
Quello che, a mio parere, potrebbe veramente giovare alle persone di questi tempi è riappropriarsi del proprio tempo. Dovremmo rispolverare le nostre passioni e ricominciare a prenderci cura di noi stessi e del nostro corpo se vogliamo che lui sia dalla nostra parte mentre gli anni passano.
In quest’ottica io vedo l’attività fisica come uno dei più bei regali che ognuno di noi possa fare a sé stesso.
Gli effetti benefici, scientificamente provati, che un’attività fisica moderata (es. 30 minuti di camminata al giorno) ha sull’organismo sono tantissimi: ci aiuta a mantenere il peso forma (l’obesità è un fattore di rischio per molte patologie oggi molto diffuse: diabete, malattie cardio-vascolari e osteo-articolari), a mantenere tonica la muscolatura (importante per combattere il mal di schiena), abbassa il colesterolo ”cattivo” e alza quello “buono”, mantiene la pressione arteriosa regolare il cuore ben allenato, riduce il rischio di sviluppare il diabete in età avanzata, favorisce una buona funzionalità gastro-intestinale (fa migliorare anche eventuali emorroidi!), aiuta la circolazione venosa (migliorano i problemi di vene varicose e di gonfiore alle gambe) ed infine (anche se ci sarebbe ancora molto da dire) stimola la produzione di endorfine, ormoni importanti che tra i vari effetti danno una piacevole sensazione di benessere e soddisfazione (sono gli stessi ormoni che circolano dopo aver mangiato del cioccolato o dopo un rapporto sessuale) che ci permette di dormire bene tenendoci lontani da ansiolitici ed antidepressivi.
Se tutto ciò non bastasse dovremmo tenere in considerazione che un’attività fisica costante, che ci piace e ci diverte ci permette anche di dedicare qualche ora alla settimana a noi stessi. In questo modo sfogheremmo le fatiche della giornata (fisiche ma soprattutto mentali), ci prenderemmo cura del nostro aspetto fisico ( cosa che ci renderà orgogliosi di noi stessi migliorando notevolmente il nostro rapporto con le altre persone) e ci coccoleremmo un po’, ritrovando la voglia di coccolare anche le persone che amiamo (sulle quali spesso riversiamo e nostre frustrazioni).
Dott.ssa Erika Mora
Medico Chirurgo
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4° Classificato
9° Concorso Fotografico
a tema libero a tema libero
Esposizione
dal 1 al 3 Giugno 2007
Informazioni Importanti:
1. Il concorso è aperto a tutti
2. L'iscrizione è gratuita
3. Il tema è libero
4. Ogni autore può presentare un
massimo di tre immagini di formato
compreso fra 20x20 e 20x30cm
5. Sono ammesse immagini a colori, in b/n
o digitali

Per Informazioni contattateci:
tel. 0522 - 692462
e-mail: ronin@centrosportivoronin.it
Qui vogliamo citare un articolo scritto da Vittoria Roatti
nel quale racconta la propria esperienza con le arti marziali durante
un progetto scolastico:
Arti Marziali al Monteore
2006
Al Liceo di Correggio, come in altre scuole, si svolge un progetto annuale
chiamato monteore, che consiste in tre giorni dedicati
ad attività di vario tipo e quest’anno con due mie amiche
ho scelto il corso di arti marziali.
Fosse stato per me forse non avrei scelto quel corso perché faccio
Karate già da diversi anni e avrei preferito
provare qualcosa di nuovo, ma ero incuriosita dall’Aikido
e volevo restare con le mie amiche, così dato che loro volevano
provare ho messo il corso tra le preferenze. Una settimana più
tardi stavo camminando verso la palestra Ronin per il primo giorno di
monteore.
Eravamo tutte ragazze e abbastanza numerose. Il primo giorno abbiamo
eseguito alcune tecniche basilari di Karate come il pugno, le parate
e i calci; il secondo giorno invece abbiamo imparato i fondamentali
di Aikido e le cadute; il terzo giorno abbiamo provato in alternanza
sia Karate sia Aikido facendo combattimento e alcune proiezioni.
Mi sembrava di essere tornata nel mio corso da principiante ed è
interessante scoprire quante cose siano da migliorare facendo i fondamentali.
La voglia di imparare ha permesso di fare molte più cose che
in un normale corso di principianti, infatti tutte le partecipanti erano
interessate e seguivano con attenzione.
Da quello che ho sentito dopo le lezioni, alcune preferiscono l’Aikido
perché le tecniche sono più belle da vedere e le cadute
sono divertenti, l’Aikido infatti a volte assomiglia quasi a una
danza, ma non condivido pienamente l’ultima affermazione, soprattutto
perché il maestro per fare un esempio mi ha fatto cadere e non
è poi così divertente quando è un altro a decidere
come cadi. Altre privilegiano il Karate perché
più “concreto” e perché l’atmosfera
è meno ricercata, anche nel saluto, che è più semplice
rispetto all’Aikido; alcune non hanno preferenze, ma tutte sono
rimaste molto contente di questo corso e si sono divertite. Infatti,
anche l’ultimo giorno quando di solito i corsi terminano prima
per andare alla festa, molte avrebbero voluto rimanere per tutta la
mattina.
Le mie amiche hanno trovato strani alcuni aspetti delle arti marziali
come il saluto, all’inizio e alla fine della
lezione, che è un segno di rispetto, una tradizione
e per me segna l’inizio e la fine del fare Karate, qualcosa di
particolare il cui svolgimento resta all’interno della palestra,
come in un’altra dimensione. Anche il fatto che ad Aikido si bruci
l’incenso ha suscitato curiosità e una ragazza che lo pratica
mi ha spiegato che non c’è un motivo particolare, ma serve
per purificare l’ambiente.
di Vittoria Roatti
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